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Teatro Bellini: "Alla ricerca della divina Luce"

2026-02-12 11:00

Aldo Mattina

Cronaca, Spettacoli, Focus,

Teatro Bellini: "Alla ricerca della divina Luce"

Dal teatro un omaggio, nel corso della stagione di concerti 2025/26, alla grande musica spirituale di Johann Sebastian Bach.

 

    Aspettando la divina Luce; Titolo emblematico con cui il teatro Bellini ha voluto rendere omaggio, nel corso della stagione di concerti 2025/26, alla grande musica spirituale di Johann Sebastian Bach. Si è trattato, infatti, di un immenso capolavoro, il ‘Magnificat in re maggiore per soli, coro e orchestra BWV 243’, una pagina in 12 episodi la cui sacralità proviene dal primo capitolo del Vangelo secondo Luca; le parole sono quelle della Vergine Maria inneggianti gioiosamente, e con riconoscenza, alla grandezza e magnificenza del Padre Celeste.

     La composizione risale al 1733 (come rielaborazione di una versione ‘natalizia’ scritta dieci anni prima) e, insieme alla Messa in Si minore, costituisce il repertorio in lingua latina concepito dal grande musicista di Eisenach. Strutturato secondo la tipologia della Cantata Sacra, il Magnificat bachiano resta, in genere, riservato alle compagini specializzate nel repertorio barocco, dal momento che richiederebbe un’orchestra dotata di strumenti d’epoca, così come un coro particolarmente ‘addestrato’ allo stile barocco. Non è facile, per un organico strumentale e corale dedito all’esecuzione del melodramma ‘adattarsi’ al severo stile bachiano senza rischiare di adagiarsi su una esecuzione più ‘accademica’ che sentita.

      Pur avendo dimostrato, nel tempo, una versatilità che discende da una grande professionalità, la compagine etnea non è riuscita, in questa occasione a ‘calarsi’ pienamente nel mondo spirituale bachiano e nella corrispettiva prassi barocca. Dal podio la giovane direttrice slovena Jera Petriček ha fatto del suo meglio per trarre i giusti ritmi e colori, ma non è andata al di là di una esecuzione formalmente attenta e corretta ma, sostanzialmente scolastica. Lo stesso coro, istruito come di consueto da Luigi Petrozziello, non riusciva a dare il monumentale respiro che l’imponente coro a cinque parti della scrittura bachiana richiederebbe.

       Lo stesso discorso può essere esteso ai cinque solisti vocali, i soprani Alina Tkachuk e Ilenia Iasalvatore, il contralto Polina Shamaeva, il tenore Christian Collia e il basso Ugo Guagliardo. Il loro intervento risultava perfettamente in linea con i limiti di una esecuzione che non andava al di là di uno scolasticismo di fondo. Purtroppo un capolavoro assoluto come il Magnificat bachiano richiederebbe ben altro.

      Nella seconda parte della serata le luci si spostavano verso il classicismo mozartiano con la Sinfonia n.41 in do maggiore, K 551 ‘Jupiter’, l’ultima composta dal musicista salisburghese. Qui l’orchestra si trovava maggiormente a suo agio ma si limitava, comunque, ad assecondare il gesto direttoriale della Petriček, pulito, rigoroso ma pur sempre un po’ accademico, senza particolari approfondimenti agogici.

     Pubblico assai nutrito e generoso di applausi.