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Nel ricordo di Rosa Balistreri

2025-08-28 10:11

Redazione

Cronaca, Spettacoli, Focus,

Nel ricordo di Rosa Balistreri

"Piece" teatrale a Nicolosi realizzata col sostegno dell'amministrazione comunale. Gloria Santangelo è Rosa sulla scena, giovane esordiente con grandi qualità

Di Norma Viscusi

Riscuote ancora molta attenzione Rosa Balistreri e richiama un pubblico numeroso e variegato. Ciò lascia pensare che la sua storia e il suo personaggio abbiano ancora tanto da dire e raccontare. Pino Pesce, regista e sceneggiatore della “piece” che si è tenuta a Nicolosi, a parco Anselmi il 20 agosto, con sostegno e approvazione della amministrazione comunale, ricostruisce la trama traendo spunto da una fonte fedele, la biografia scritta da Giuseppe Cantavenere, l'avvocato presso cui Rosa lavorò e che raccolse i drammatici racconti, li registrò e da questi ne nacque un libello. Questa la fonte autorevole che ispira Pino Pesce e su cui costruisce l'impalcatura che sosterrà la drammatizzazione. Scrittura e direzione sono infatti a sua firma. Rosa sulla scena è Gloria Santangelo, una giovane artista esordiente, che possiede in verità notevoli potenzialità che col tempo, se curate adeguatamente, non mancheranno di emergere con la ricchezza sembrano promettere. Gloria è molto musicale e originale nel suo stile; è eclettica e versatile e possiede un timbro vocale interessante. E' lodevole che già ai suoi primi esordi e ancora acerba, riesca a tenere su, quasi da sola, un lungo monologo, intervallato dal canto. A sostenere la scena, nelle vesti di Giuseppe Cantaventere, un bravo attore di lungo corso, Mario Sorbello, che in effetti avrebbe potuto avere più spazio nella rappresentazione, senza togliere nulla a Rosa. Scelte.

Secondo le indicazioni del suo regista, Gloria riveste sulla scena la Rosa bambina e la donna che ha conosciuto il dolore, la miseria, la violenza e la ribellione.

Pino Pesce fa una scelta tecnica per raccontare la storia e anzichè svilupparla cronologicamente, la consegna a continui flash back, nei quali Rosa, rivive gli anni terribili di figlia di donna, di sorella, di madre. Il canto è la sua consolazione, il suo sfogo, la sua spada, la sua opportunità di emancipazione esistenziale e culturale. E Gloria riesce a trasmettere la gabbia senza via d'uscita di quegli anni, il cuore piccolo e chiuso in una morsa, l'assenza di orizzonti e l'incapacità di togliersi di dosso quel vestito stretto, quei piedi scalzi, quella fame, quella violenza maschilista contro cui lei ruggisce. Entra bene in quel personaggio antico Gloria, nella sua primitività rozza eppure eletta. Recita in un dialetto antico e con una musicalità parlata che incanta. Il canto, è la parte nobile e vergine il cui involucro è una donna vittima di un tempo, di una miseria, di un luogo, di una promiscuità squallida, di una cultura assassini. Ma Rosa lotta e corre verso Firenze, dove rinascerà trovando una dimensione di donna più dignitosa e dove verrà riconosciuto il suo valore artistico e sociale, diventando la cantantessa del sud. Ma il dolore, la tragedia e la morte violenta, la seguiranno anche lì, così Gloria, canta il dolore e il lamento di Rosa, sentendolo sulla sua carne e interpretandolo con pathos che riesce a comunicare agli spettatori soddisfatti della performance. Si accompagna con la chitarra e a sostenerla musicalmente sono due bravi artisti. Pandi, noto chitarrista dei Brigantini ha curato i riadattamenti musicali, Puccio Castrogiovanni, brillante polistrumentista dei lautari, ha carrellato strumenti e arrangiamenti, mandolino, marranzano etc, in modo mirato. La giovanissima Clelia Lanza ha danzato elegantemente sulla scena assegnando un tocco di leggerezza e di eleganza che non guasta. Può ritenersi riuscita la serata per gli obiettivi che si era posta, artisti e pubblico hanno dato e ricevuto reciprocamente.