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Una battaglia costituzionale e politica contro l'Autonomia differenziata

2023-02-08 13:28

Maurizio Ballistreri*

Cronaca, Politica, Attualità, Focus,

Una battaglia costituzionale e politica contro l'Autonomia differenziata

Appare chiara la volontà di spaccare il Paese, con la circostanza paradossale che tale iniziativa legislativa viene da un governo fautore dell'idea di Nazione

Dunque, è stato approvato dal Consiglio dei Ministri il disegno di legge sull’autonomia differenziata. Il testo, composto da dieci articoli, proposto dal ministro leghista Calderoli, prevede che anche la sanità possa rientrarvi. 

Con tale radicale modifica dell’assetto unitario della Repubblica Italiana sarà possibile l’attribuzione da parte dello Stato, prevista dalla Costituzione dopo la riforma del 2001, in via esclusiva alle regioni a statuto ordinario, di potestà per le materie di legislazione concorrente e/o per tre di quelle di competenza esclusiva dello Stato. Una possibilità che le regioni ricche del nostro Paese, sfrutterebbero, come già annunciato da Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna, in primo luogo in materia di risorse finanziarie.

Il Veneto con il suo presidente, il leghista Luca Zaia, ha già ipotizzato di trattenere il 90% del gettito fiscale dei cittadini e delle imprese italiane residenti, o con sede, in quella regione, sottraendo risorse per circa 41 miliardi l’anno allo Stato centrale; la Lombardia, anch’essa a guida leghista con Attilio Fontana, 100 miliardi di euro; l’Emilia-Romagna guidata invece da uno dei candidati alla segreteria del Partito democratico, Stefano Bonaccini, 43 miliardi di euro, con una perdita totale di 190 su 750 miliardi annui di gettito fiscale e la liquidazione di ogni perequazione tra Nord e Sud del Paese: una secessione per via costituzionale, con l’allargamento ulteriore del divario tra Sud e Nord.

Nei fatti appare evidente la volontà di spaccare il Paese, con la circostanza paradossale che tale iniziativa legislativa viene da un governo presieduto da Giorgia Meloni, leader di un partito, Fratelli d’Italia, fautore della visione di “Nazione”, ed è voluta fortemente dalla Lega di Salvini, passata dall’idea di secessione, sostenuta dal fondatore Umberto Bossi e dal suo primo ideologo Gianfranco Miglio, sulla base di un modello confederale dell’Italia divisa in tre, alla prospettiva di creare un partito nazionale: riecheggiando Ettore Petrolini nella parodia di Nerone (mascheramento di una satira contro Mussolini e la dittatura fascista)  si potrebbe dire “bravi” e sentirsi rispondere “grazie!”.

Ma nei confronti dell’autonomia differenziata non basta la satira, ma una forte iniziativa sul piano costituzionale e politico.

E’ di tutta evidenza che l’attuazione dell’autonomia differenziata allargherà ulteriormente la divisione tra Nord e Sud del Paese, con una riforma approssimativa sul piano tecnico-giuridico, che interviene malamente sul tessuto costituzionale per ragioni elettorali e di politica contingente.

In primo luogo il tema dell'autonomia differenziata non può ridursi a un negoziato di diritto privato fra la singola regione che chiede competenze aggiuntive e lo Stato che decide di concederle, con un intollerabile discrezionalità a secondo del posizionamento geografico o politico. La Costituzione prevede un procedimento di modifica rafforzato, due letture per ciascuna camera ed eventualmente il referendum. Non è costituzionalmente corretto che una trattativa privatistica fra la singola regione e lo Stato, possa sostituire questa procedura.

C’è poi la questione dei livelli essenziali di prestazione (LEP), di ciò che lo Stato deve garantire ai cittadini in un sistema costituzionale improntato alla solidarietà e all'eguaglianza insieme. Si tratta di assicurare su tutto il territorio l'uniformità di materie fondamentali e complesse come, ad esempio, la sanità e la scuola, che nel disegno di legge governativo sono segnate da una prospettiva di diversità profonda tra Nord e Sud.

Ecco perché, è importante per contrastare questo grave e inaccettabile disegno di stravolgimento dell’unità nazionale con la ulteriore diseguaglianza territoriale e i conseguenti guasti sociali, in primo luogo sul piano costituzionale, la proposta di legge di riforma costituzionale di iniziativa popolare promossa dal Coordinamento per la Democrazia Costituzionale, presieduto da Massimo Villone, per la modifica diretta del terzo comma degli articoli 116 e 117 della nostra Carta fondamentale.

La proposta esclude la possibilità che una legge-quadro generica per intese tra Stato e singole regioni - tramite contratti di tipo privatistico tra singole regioni e ministero delle Autonomie (retto in atto da Calderoli, sic!), con il Parlamento esautorato – possa definire le competenze delle singole regioni, prevedendo una clausola di supremazia della legge statale.

La modifica dell’articolo 117 del disegno di legge popolare, in particolare, individua le materie che devono rimanere competenza esclusiva dello Stato: sanità, lavoro, coordinamento della finanza pubblica, infrastrutture e istruzione, poiché, ad esempio in materia di lavoro, le conseguenze sarebbero devastanti, i contratti collettivi verrebbero realizzati su base territoriale, aumentando il rischio di dumping sociale e il ritorno alle vecchie gabbie salariali.

Ma non bastano le pur utili iniziative sul terreno costituzionale, è indispensabile anche una forte iniziativa da parte del ceto politico meridionale, per fare conoscere all’opinione pubblica questa sciagurata prospettiva, attraverso una capillare campagna di informazione e di dibattito, raccogliendo le firme dei cittadini, realizzando una grande mobilitazione democratica, che contrastando il modello di divisione nazionale, sia il segno di una rinnovata iniziativa per l’equità sociale a livello territoriale e la perequazione nella distribuzione delle risorse a favore del Mezzogiorno.

Su questo ultimo terreno non si possono non evidenziare timidezze e inadeguatezze da parte di chi ritiene grave l’autonomia differenziata, in primo luogo da parte del governo della Regione siciliana, che fa finta di non capire che con essa si vanificherà in via definitiva la specialità autonomistica.

E’ tempo, quindi, della costruzione nel Mezzogiorno di un’alleanza politica trasversale e a rete, un network politico, per contrastare l’autonomia differenziata ma anche per indicare al Sud la via del buon governo, del civismo, della capacità di modernizzare il territorio, utilizzando quella che appare la chiave di volta in questa direzione: l’uso corretto e celere delle risorse del PNRR.

In caso contrario, la politica “nordista”, appoggiata dai poteri finanziari ed industriali con i suoi corifei nei media, avrà buon gioco per giustificare con la passività del ceto politico meridionale e l’ignavia dei suoi cittadini, lo scellerato disegno di rottura dell’unità nazionale.

A chi vuole la rottura del patto costituzionale e politico nazionale, bisogna ricordare sempre quanto disse l’indimenticabile Sandro Pertini, socialista, il “presidente più amato dagli italiani”: “Io credo nel popolo italiano. È un popolo generoso, laborioso, non chiede che lavoro, una casa e di poter curare la salute dei suoi cari. Non chiede quindi il paradiso in terra. Chiede quello che dovrebbe avere ogni popolo”.

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