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La Tempesta di Arias labirinto mentale e fisico

2025-11-10 18:31

Aldo Mattina

Cronaca, Spettacoli, Focus,

La Tempesta di Arias labirinto mentale e fisico

Non esaltante l'apertura della stagione di prosa del Teatro stabile. Un regista di fama come l'argentino Alfredo Arias ha deluso le tante aspettative

 

    Spiace doverlo ammettere fin dall’esordio ma ‘La tempesta’ di Shakespeare, con cui il Teatro Stabile di Catania ha inaugurato la sua stagione di prosa, è risultata piuttosto deludente; specie se correlata alle aspettative poiché affidata alle cure di un regista di fama come l’argentino Alfredo Arias. È pur vero che si partiva dalla preziosa e ‘classica’ traduzione di Agostino Lombardo (come non ricordare la prestigiosa edizione diretta da Strehler nel 1978/79), ma l’adattamento di Arias ha mutilato ampiamente il testo con sforbiciate che interrompevano l’andamento del Romances del Bardo rinunciando alla favolosa e complessa epicità a favore di un teatro quasi minimalista e ridotto all’essenziale; così i cinque atti originali venivano scarnificati e proposti in un’unica messinscena di un’ora e mezza, quasi dimezzandone sia il testo sia la possibile azione. Si pensi, ad esempio, all’eliminazione iniziale della tempesta, poi rievocata a posteriori mentre una silouette attraversa la scena reggendo il modellino di una nave…

    Sicuramente è un problema di fondo che attraversa tutta la riproposizione del teatro classico ai nostri giorni, ma fino a che punto può risultare accettabile appropriarsi dei grandi titoli del passato per offrirne una versione che rischia di tradire anche lo spirito dell’autore?

      Quello del labirinto è uno dei tanti simboli de La tempesta, metafora dell’elaborazione mentale creata da Prospero, detronizzato duca di Milano il quale, esiliato in una immaginaria isola del Mediterraneo ed acquisiti poteri magici, scatena una tempesta a causa della quale i suoi nemici, naufragando, sono scaraventati nel suo dominio, alla mercé dei suoi poteri. E vero e proprio labirinto fisico diventa, nella visione scenografica di Arias (per la realizzazione di Giovanni Licheri e Alida Cappellini con i costumi di Daniele Gelsi e le luci di Gaetano La Mela) la sua centrale, dominante, presenza; tra i suoi meandri si dibattono i naufraghi, ingannati e privati delle loro capacità intellettive. Il loro cammino sarà tortuoso e faticoso fino allo scioglimento finale quando riusciranno a ricevere il perdono e la riconciliazione.

     Ridotto all’essenziale, privo di ricerca di movimento, senza apprezzabile sostegno musicale, lo spettacolo scorre piuttosto monocorde senza particolari sussulti, affidandosi sostanzialmente alla parola del protagonista, il Prospero di Graziano Piazza, sempre misurato, dal fraseggio centellinato e quasi rassicurante, bravo comunque a tessere con autorevolezza le fila dei suoi saggi inganni a fin di bene. Al suo fianco Guia Jelo cerca di dare il maggior esprit possibile ad Ariel, un genietto più compassato del previsto, pur con sanguigna mediterraneità. Il Caliban di Rita Fuoco Salonia (strana la scelta di un’interprete femminile) da un po’ di colore, assecondata dal costume ma sacrificata dagli impietosi tagli testuali. Un po’ in disparte viene lasciata la coppia di innamorati, soprattutto la Miranda di Rosaria Salvatico e il Ferdinando di Lorenzo Parrotto. Fanno la loro parte, in linea con una concezione da teatro da camera, Marcello Montalto, Fabrizio Indagati, Luigi Nicotra, Federico Fiorenza, Alessandro Romano e Franco Mirabella.

     Un impegno produttivo distribuito fra Teatro Stabile di Catania, Marche Teatro, Tieffe Teatro, TPE-Teatro Piemonte Europa, in collaborazione con Estate Teatrale Veronese. Ci si poteva aspettare di più, ma il pubblico si è rivelato comunque generoso di applausi.