Una scenografia minimalista, ideata da Laura Giannisi, con un ‘pulpito’ adoperato come spazio privilegiato per la narrazione. E poi ci sono tutte loro: Atena, Calipso, Circe, Euriclea, Nausicaa e, naturalmente Penelope; tutte le donne, dee ed umane che fanno da corona al grande poema omerico di cui sarebbe protagonista Odìsseo (o Ulisse se più vi piace) ma che qui è raccontato, evocato, citato in prima persona, esclusivamente dal punto di vista femminile. Quella di Odìsseo non è più la storia di un lungo ritorno a casa dopo lunghe peripezie, ma la somma delle tante storie d’amore e d’odio delle donne da lui incontrate.
È l’adattamento del romanzo di Marilù Oliva “L’Odissea raccontata da Penelope, Circe, Calipso e le altre” portato sulla scena del Teatro Stabile di Catania (in versione estiva presso la Corte Mariella Lo Giudice – Palazzo Platamone); un progetto a cura di Federica Di Martino – che ne ha curato la drammaturgia insieme alla stessa Oliva – per la regia di Cinzia Maccagnano.
Quando una scena è appena accennata in forma minimalista, come in questo caso, l’interpretazione attoriale si deve assumere l’onere in più di un movimento scenico che diventa quasi coreografia, ed è quanto le sei bravissime attrici protagoniste si sono impegnate a fare, con la mutevole utilizzazione di velari che ora diventavano veri e propri abiti, ora assumevano la forma di vere e proprie scene sostitutive (costumi a cura di F.C.S.B.). Le multiformi musiche di Giorgia Faraone, ammiccanti ad una classicità pre-greca alternata a moderni ritmi quasi da dance-music, e le luci di Alessandro Pezza, davano corpo, suoni e luci all’intera piece.
Sulla narrazione della stessa Federica Di Martino, un’Atena ora distaccata dea ora pregnante essere umano capace di amare, si innestavano le felici caratterizzazioni di una rutilante Calipso (Beatrice Ceccherini), di una passionale Circe (Silvia Siravo) che prima adesca Odìsseo e poi ne resta ammaliata, ma anche la trepida e composta Nausicaa di Eleonora Bernassa e la fida Euriclea di Sonia Barbadoro; Liliana Massari, infine, disegnava una solida e determinata Penelope.
Uno spettacolo che corre veloce nei suoi 80 minuti di durata, facendo rivivere quasi una storia ‘altra’ dalla solita Odissea, pur mantenendone immutata la struttura, senza tralasciare le vicende salienti (estremamente ‘vivo’ per esempio, il racconto dell’accecamento del Ciclope con un solo occhio).
Molto gradito è risultato al folto pubblico presente che lo ha calorosamente applaudito.


