Tra profondi scossoni di assestamento (in attuale ‘vacatio’ del Cda per le dimissioni della Presidentessa Rita Gari Cinquegrana) il Teatro Stabile di Catania si avvia a concludere la stagione 2025/26 con l’ultimo titolo della Sala Verga. Ci sarà ancora una ‘coda’ al ‘Futura’ e poi alla Corte del Palazzo Platamone.
Intanto è stato il turno di uno spettacolo potente e intrigante: ‘Virdimura’, tratto dal romanzo di Simona Lo Iacono per l’adattamento teatrale di Angela Dematté, con la regia di Cinzia Maccagnano e Donatella Finocchiaro attrice protagonista.
È la storia della prima donna ‘dutturissa’ a Catania (e probabilmente in Italia se non nel mondo), vissuta nel 1300, quando era assolutamente impensabile che una donna potesse diventarlo.
Virdimura aveva appreso conoscenze e competenze mediche tali da permetterle di operare ancor prima di ottenere la licenza ufficiale. La donna, non pienamente soddisfatta della sua posizione, volle essere riconosciuta ufficialmente come medico poiché, in quel periodo per poter esercitare l'arte medica occorreva l'autorizzazione di curare et praticare in scientia et arte medicina et fisice (curare ed esercitare nella scienza, nell'arte della medicina e in campo fisico). Il 7 novembre 1376, dopo aver superato la prova di abilitazione alla professione medica, Virdimura fu proclamata a Catania "dutturissa" da una commissione di esperti della famiglia reale, in relazione agli effetti delle disposizioni di Federico II. Inoltre pretese che nella licenza di abilitazione alla professione le fosse concessa soprattutto la possibilità di curare i poveri.
L’opera della Lo Iacono è frutto di una documentazione attenta e rigorosa che ne ricostruisce l’intera vita e attività. L’adattamento teatrale di Angela Demattè porta sulla scena una serie di ‘quadri teatrali’ ricchi di suggestione grazie alle scene di Andrea Taddei, attente a ricreare un Medio Evo tragico e favolistico al tempo stesso, arricchito dai costumi di Dora Argento e dalle luci di Gaetano La Mela. Il risultato ci restituisce quasi una vita da eroina classica, con tanto di Corifee e di processioni di malati epidemici.
Sulla scena è emersa con grande partecipazione emotiva l’interpretazione di Donatella Finocchiaro, capace di offrire uno donna dallo spessore umano mai domo, pur nelle sue inevitabili fragilità, certamente causate dalla condizione femminile della donna del suo tempo. Lo spettacolo appare un po’ frammentato ma, d’altra parte, è il solito scotto che bisogna pagare alla derivazione da una trasposizione letteraria. Bisogna dare atto, però, alla regia di Cinzia Maccagnano nell’aver dato una certa autonomia al suo lavoro teatrale.
Particolarmente apprezzato è stato l’intervento di Margherita Mignemi e Olivia Spigarelli, ‘Due Matte’ che hanno avuto il merito di ‘alleggerire’ la vicenda donandole una verve piena di effervescenza comica, con divertente linguaggio ‘catanese’ pieno anche di virtuosistici scioglilungua. Franco Mirabella era l’eterea e poetica figura di Urìa, padre di Virdimura mentre Franz Cantalupo ben rappresentava il marito, Pasquale De Medico, con cui la protagonista condivise la vita e l’attività, fino alla creazione di un’ospedale per i poveri. Luana Toscano, Giorgia Boscarino, Ornella Brunetto e Luna Marongiu sono brave a rappresentare sia le Corifee sia svariati personaggi, tra cui emerge l’appassionata ‘diversa’ Sciabè della Marongiu. Un valore aggiunto proviene poi dalle musiche originali di Etta Scollo che aiutavano a trascorrere un vero e proprio viaggio emozionale nella Catania del Medio Evo.
Buon riscontro di pubblico che ha applaudito ripetutamente.
Produzione del Teatro Stabile di Catania e Teatro Biondo Palermo.


