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In memoria di Falcone e Borsellino: il Festival dei Teatri di pietra chiude la stagione

2022-09-16 14:37

Aldo Mattina

Cronaca, Spettacoli, Attualità, Focus,

In memoria di Falcone e Borsellino: il Festival dei Teatri di pietra chiude la stagione

Con l'opera dedicata a Falcone e Borsellino di ieri sera a Piazza Dante a Catania si è conclusa la quarta edizione del Festival lirico dei teatri di pietra

 E’ stata una lunga estate quella del Coro Lirico Siciliano, presieduto da Alberto Munafò Siragusa e diretto artisticamente da Francesco Costa. Il Festival Lirico dei Teatri di Pietra 2022, giunto alla quarta edizione con il titolo generale “Il risveglio”, ha attraversato l’intera Sicilia (raggiungendo anche la Calabria) promuovendo oltre venti siti archeologici con spettacoli prevalentemente lirici ma con fortunate incursioni anche nelle commistioni pop-sinfoniche (i vari omaggi a Franco Battiato, Lucio Dalla, Ennio Morricone…). Lo spettacolo di commiato è stato presentato a Piazza Dante, dinanzi al monumentale scenario della Chiesa di San Nicolò l’Arena, per l’occasione rivestita con i colori in proiezione della bandiera italiana.

    E’ stato un finale di grande impegno civile dedicato alle figure dei giudici Falcone e Borsellino e di tutti i caduti ad opera della mafia (nel ricordo del trentennale delle stragi del 1992) con la realizzazione di uno spettacolo moderno dovuto al compositore Antonio Fortunato, nativo di Marsala) su libretto del palermitano Gaspare Miraglia.  ‘Falcone e Borsellino’ ovvero il muro dei martiri, opera lirica e in prosa in un atto; una piece dalla definizione e collocazione eterogenea che si presenta nei tratti delle opere post-veriste del Novecento, prevedendo un ricco organico costituito da tre voci liriche, due voci recitanti, orchestra, coro e coro di voci bianche.

    Non è facile convincere l’appassionato medio di melodramma che l’opera non sia morta con la Turandot di Puccini, per cui è già un’impresa coraggiosa puntare su un dramma contemporaneo ed attuale, ancor più traendo spunto dalla cronaca di vite tragicamente vissute. Solo questo vale già un plauso all’operazione culturale e di grande impegno civile. Se poi ci soffermiamo ad analizzare brevemente il risultato artistico, possiamo riscontrare elementi di grande interesse, soprattutto grazie alla musica di Antonio Fortunato. Certo l’esecuzione in forma concertistica priva la visione della componente drammaturgica che sicuramente renderebbe più coinvolgente l’ascolto e la visione ma il complesso sviluppo linguistico di Gaspare Miraglia (ora poetico, ora prosastico ora utilizzante un pregnante dialetto) suggerisce al compositore una varietà di scelte che vanno dal declamato al recitativo, dal canto spiegato a quello corale, mentre lo strumentale interviene a suggello armonico, timbrico e melodico non privo di suggestione. C’è tutta una letteratura novecentesca che si respira nel dipanarsi della partitura; un repertorio che attraversa il teatro musicale italiano da Malipiero e Casella a Ghedini, Dallapiccola e Petrassi fino ai più recenti Renzo Rossellini e Salvatore Allegra (di quest’ultimo, palermitano, ci è parso di sentire echi del Ritratto e dei Viandanti). Certo l’estrema eterogeneità delle scene rappresenta al tempo stesso la ricchezza e il limite in vista di una coesione ed unità strutturale ma, in ogni caso, si vivono momenti di grande intensità emotiva, segnatamente nei dolenti interventi corali o, ancor di più, nel propulsivo e propositivo finale inneggiante ad un risveglio (purtroppo ancora tutto da conquistare) delle coscienze individuali e collettive nei confronti della ‘bestia’ mafiosa, magari con un pizzico di enfasi dal gusto vagamente utopico.

    Commosso e partecipato l’intervento vocale del soprano Clara Polito (madre di una vittima) e Francesco Verna (padre di una vittima) mentre il basso Riccardo Bosco interpretava con cipiglio la bieca invadenza di Mafia. Alle due voci narranti di Alessandro Idonea (Falcone) e Bruno Torrisi (Borsellino) era affidato l’arduo compito (svolto con precisa consapevolezza) di precedere e poi unire lo svolgimento della drammaturgia, mentre il Coro Lirico Siciliano istruito da Francesco Costa rappresentava con commossa partecipazione emotiva la Società civile di Palermo: cittadine e cittadini; il Coro di voci bianche ‘Note Colorate’ di Giovanni Mundo era l’altra faccia della società, l’ingenuità (a volte tradita) dei bambini. Sul podio Giuliano Betta concertava con grande partecipazione un’ammirevole Orchestra Filarmonica della Calabria, reggendo nel contempo le intere fila del ricco organico strumentale e vocale.

    Alto il gradimento del nutrito pubblico presente e gli applausi non sono mancati.

(Foto Donatella Turillo)

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